Cosa abbiamo imparato dal progetto europeo "Quartieri Giovani"?
Quartieri Giovani: quando i ragazzi diventano protagonisti della rinascita urbana
Si è concluso Quartieri Giovani, il progetto di solidarietà promosso da Vicolo della Cultura ETS nell’ambito del Corpo europeo di solidarietà (ESC30). Per dodici mesi un gruppo di cinque giovani volontari, accompagnati da un coach, ha trasformato spazi pubblici dimenticati in luoghi di incontro, bellezza e comunità, dimostrando che la rigenerazione urbana non è un sogno riservato a pochi, ma qualcosa che può nascere dall’iniziativa di chi quei quartieri li vive ogni giorno.
Ma come è andata?
Partiamo dall’inizio: cosa abbiamo fatto?
Il progetto si è sviluppato attorno a due azioni di rigenerazione urbana a base culturale, nate entrambe dall’ascolto diretto del territorio.
Il primo ha preso forma a Piazzetta Lepri, nel Rione Borgo di Napoli: un’area densamente abitata e povera di spazi di aggregazione, che abbiamo riqualificato attraverso opere di street art, piantumazioni e arredi urbani sostenibili, restituendo ai residenti un luogo più accogliente e vissuto.
Il secondo intervento si è spostato a Ottaviano, un territorio segnato in passato dalle ombre della criminalità organizzata e oggi desideroso di riscrivere la propria storia all’insegna della legalità e della cultura. Qui le opere realizzate hanno raccontato il passaggio dal degrado alla rinascita, coinvolgendo artisti, attivisti e abitanti in un percorso condiviso di riappropriazione degli spazi.
Proprio a Ottaviano abbiamo voluto dare al nostro intervento un significato ancora più profondo, installando un’edicola della cultura in memoria di Pasquale Cappuccio, vittima innocente della camorra. Avvocato e consigliere comunale di Ottaviano, Cappuccio fu ucciso il 13 settembre 1978 dalla camorra cutoliana per il suo coraggio e il suo impegno nel denunciare le collusioni tra politica e malaffare, in difesa della legalità e della comunità. Accompagnata dalle opere di street art, questa edicola vuole essere un gesto di memoria e di gratitudine: in un luogo che porta ancora il peso del proprio passato, abbiamo scelto di ricordare chi, con il proprio sacrificio, ha incarnato la dignità e il coraggio che vogliamo restituire al territorio. Perché fare memoria di persone come Pasquale significa indicare ai giovani un modello di legalità e di impegno civile da cui ripartire.
L’entusiasmo dei ragazzi, del resto, ha portato il progetto ben oltre quanto inizialmente previsto: di propria iniziativa hanno riqualificato anche un giardino a Ottaviano. A questi interventi si è poi aggiunto un altro gesto di memoria, dedicato all’identità culturale della città: la realizzazione di un’edicola in memoria di Pino Daniele in via Cirillo. Un piccolo santuario urbano dedicato a uno dei figli più amati di Napoli, pensato come segno di affetto collettivo, capace di trasformare un angolo di strada in un punto di riferimento per chi passa, si ferma e ricorda: un’opera che unisce la memoria culturale della città alla cura concreta dello spazio pubblico.
Ogni intervento è stato preceduto da una fase di co-progettazione, studio delle esigenze del territorio, comunicazione con la comunità e workshop formativi su street art, eco-design e giardinaggio. Non abbiamo voluto calare soluzioni dall’alto, ma costruire ogni cosa insieme ai residenti, ai giovani del quartiere, alle associazioni e alle istituzioni locali, con eventi pubblici che hanno celebrato il lavoro svolto e stimolato il dibattito sul futuro dei nostri quartieri.
Cosa hanno imparato i ragazzi?
Per i cinque volontari, Quartieri Giovani è stato molto più di un’esperienza di volontariato: è stato un percorso di crescita personale e civica. Lavorando fianco a fianco con artisti, designer e professionisti, hanno acquisito competenze pratiche nella progettazione e realizzazione di interventi di rigenerazione urbana, imparando a gestire un progetto in tutte le sue fasi, dalla pianificazione all’esecuzione.
Hanno sviluppato la capacità di lavorare in squadra, di comunicare in modo chiaro con la comunità e con le istituzioni, di prendere decisioni insieme e di assumersi responsabilità. Soprattutto, hanno scoperto cosa significhi essere cittadini attivi: non spettatori del degrado, ma costruttori di bellezza e di comunità. Le competenze maturate lungo il percorso sono state riconosciute e valorizzate attraverso lo Youthpass, lo strumento europeo che certifica gli apprendimenti non formali e informali, rendendo questa esperienza spendibile anche nel loro futuro personale e professionale.
E ora? Come andiamo avanti, dopo la conclusione del progetto?
La vera scommessa di un progetto di rigenerazione urbana non è soltanto realizzare un’opera, ma fare in modo che quell’opera continui a vivere nel tempo. Per questo abbiamo lavorato fin dall’inizio sulla sostenibilità del nostro intervento.
Le opere realizzate a Piazzetta Lepri e a Ottaviano, insieme alle edicole dedicate a Pasquale Cappuccio e a Pino Daniele, restano sul territorio come segni permanenti, affidati alla cura della comunità che le ha viste nascere e che oggi le sente proprie. Attorno a questi luoghi abbiamo costruito una rete di giovani, attivisti e residenti che continua a essere attiva anche dopo la fine del progetto, pronta a prendersi cura degli spazi rigenerati e a dare vita a nuove iniziative. Abbiamo inoltre rafforzato le collaborazioni con associazioni e istituzioni locali, creando alleanze che possano sostenere le attività future, e abbiamo trasferito ai partecipanti gli strumenti necessari per organizzare autonomamente eventi e azioni di cittadinanza attiva.
L’eredità più importante di Quartieri Giovani, però, è culturale: la dimostrazione che dove prima c’era abbandono possono esserci creatività e partecipazione, e che i giovani, se messi nelle condizioni di esprimersi, sanno trasformare i propri quartieri in spazi di speranza. Un modello replicabile, che speriamo possa ispirare altre comunità a fare lo stesso.
Un esempio concreto?
Proprio ad Ottaviano, sede dell’ultimo intervento progettuale, abbiamo deciso di far nascere un nuovo giardino della cultura. Anche se il progetto europeo si è concluso, l’entusiasmo che ha generato è stato contagioso. Così i nostri cinque giovani volontari hanno deciso di coinvolgere altri giovani e dare vita a nuove opere di rigenerazione urbana.
Perciò, tenetevi pronti.
Il progetto è finito formalmente, ma noi proseguiamo lo stesso!